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Durante tutto il secolo scorso si è assistito, parallelamente
alla crescita del livello di benessere, ad un aumento esponenziale dei rifiuti
prodotti. L’incremento dei redditi si è tradotto in un aumento delle quantità
dei consumi e inoltre la diversificazione dei processi produttivi ha
moltiplicato le tipologie dei rifiuti.
Nel tempo si è affermato uno stile di vita consumista che ha come massima
espressione il fenomeno dell'”usa e getta”, fondato sull’idea per cui non si
mira alla qualità e alla durata, ma alla funzionalità a basso costo del
prodotto, che in breve tempo viene gettato e ricomprato.
Questa moderna “società dei consumi” ha sovraccaricato l’ambiente con una
montagna di rifiuti, smaltiti per lo più in modo artigianale e spesso selvaggio,
con un aumento esponenziale dei loro impatti:
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sulle acque, a causa di scarichi diretti o del percolato delle discariche;
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sull'aria, sia per le emissioni di sostanze inquinanti da impianti di
incenerimento, sia a causa di emissioni di biogas (metano e anidride carbonica)
dalle discariche, provenienti da processi degradativi della sostanza organica
contenuta nei rifiuti;
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sul suolo, a causa di scarichi accidentali o discariche incontrollate con
conseguente generazione di siti contaminati a scapito dell'ambiente e delle
collettività.
Oltre all’inquinamento, esistono anche gli impatti legati all’uso inefficiente
delle risorse, di cui la produzione di rifiuti è sintomo.
Occorre tener presente che un utilizzo sconsiderato delle risorse può portare ad
un progressivo depauperamento e che le emissioni generate dai rifiuti incidono
gravemente sulla capacità di rigenerazione dell’ambiente, con gravi conseguenze
sulla salute umana e sulla stessa disponibilità di elementi indispensabili per
le attività produttive, quali sono l’acqua, il suolo e l’aria.
Con la crescita della quantità dei rifiuti sono sorti problemi di saturazione
degli impianti esistenti e di difficoltà nel localizzarne di nuovi, in
particolare per le tensioni sociali generate dalla scelta di siti per lo
smaltimento che le comunità locali reputano compromettenti per la propria
qualità della vita.
In tutti i paesi industrializzati la questione rifiuti, dato l’impatto immediato
che provoca sul territorio e sull’organizzazione sociale, ha assunto una
connotazione tale da collocarsi tra i temi ambientali maggiormente discussi. La
risoluzione dell’attuale condizione di emergenza è di prioritaria importanza per
l’impatto delle attività umane sull’ambiente ed evitare situazioni irreversibili
riguardo la disponibilità di risorse naturali.
La strategia da adottare, come indicato dalle recenti politiche internazionali e
nazionali, deve porsi all'interno di una disegno integrato di sviluppo
sostenibile, che abbia tra le priorità la riduzione dello sfruttamento delle
risorse, il minore consumo di energia e la minimizzazione delle emissioni.
E’ evidente che ciò comporta fondamentalmente un cambiamento radicale
dell'attuale modello di produzione e di consumo, ipotesi per molti aspetti di
non facile ed immediata attuazione.
Gli strumenti adottabili per raggiungere questi scopi sono strumenti normativi,
economici (misure fiscali, incentivi e disincentivi finanziari ed ecotasse,
schemi di deposito rimborsabili), di gestione (piani di gestione dei rifiuti),
accordi negoziali tra pubbliche autorità e operatori economici, monitoraggi
accurati circa l'applicazione delle norme.
Nuova normativa rifiuti
Il 29 aprile 2006 è entrato in vigore il Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (recante
"Norme in materia ambientale") che ha modificato, tra l’altro, la normativa
nazionale sui Rifiuti.
Le nuove regole sulla gestione dei rifiuti sono contenute, nella "Parte quarta"
del Dlgs, composta da 89 articoli e 9 allegati (più 5 sulle bonifiche).
Il nuovo provvedimento, emanato in attuazione della legge 15 dicembre 2004 n.
308 (recante "Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e
l'integrazione della legislazione in materia ambientale"), comporta
l’abrogazione del Dlgs 22/1997 ("Decreto Ronchi").
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