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Alcuni parassiti depurano l'acqua dai metalli
 

parassiti sono utili agli squali per difendersi dall'inquinamento e forniscono dati sulla salute dell'ecosistema marino

Un gruppo di biologi dell'Università di Aberdeen, in Scozia, coordinato da Kenneth MacKenzie, ha scoperto che gli squali hanno trovato un modo per difendersi dall'inquinamento dei mari. Nell'intestino degli squali sono presenti dei parassiti che assorbono i metalli al posto loro, evitando che finiscano nei tessuti. Per lo studio, i biologi hanno raccolto e sezionato le carcasse di 16 squali della specie Charcharinus dussumieri, che vive nel Golfo Persico e hanno poi analizzato i parassiti intestinali. Le analisi hanno rivelato che due tipi di tenie avevano nei loro tessuti, un tasso di piombo e cadmio da 300 a 450 volte più alto di quello riscontrato nei tessuti degli squali. Altri scienziati avevano scoperto la presenza di parassiti in pesci più piccoli, ma per la prima volta i biologi sono riusciti a trovare un simile indicatore del livello di inquinamento in cima alla catena alimentare marina. Questi dati possono anche fornire delle indicazioni sui livelli di inquinamento in mare aperto. In natura esistono, infatti, molti organismo marini che fungono da filtro per le sostanze tossiche disciolte in acqua (ad esempio molluschi come ostriche e vongole) ma tutti quelli conosciuti finora vivono vicino alle coste.

Questi parassiti invece vivono, come l'organismo ospite, in mare aperto.
Kenneth MacKenzie ha spiegato: “Possiamo usare questi parassiti come “spie”: se osserveremo che questi iniziano a morire come risultato di un avvelenamento da metalli pesanti potremo dedurre che i livelli di inquinanti stanno diventando troppo alti, e che le specie più grandi sono in pericolo”.
Oltre al rilievo ecologico della scoperta, è importante sottolineare che il ruolo di questi parassiti è fondamentale per la vita degli stessi squali, che vengono protetti dall'esposizione a sostanze tossiche. Masoumeh Malek dell'Università di Teheran (che ha preso parte alla ricerca) ha spiegato: “Se la stessa concentrazione di metalli che abbiamo trovato nelle tenie fosse stata nei tessuti degli squali, la salute del pesce sarebbe decisamente stata compromessa”.
Ora gli scienziati vogliono studiare altre specie di squali, per cercare indicazioni sulla presenza di metalli nelle acque profonde, dove vengono portati dalle correnti marine. MacKenzie spiega: “Sappiamo poco su quello che succede nell'oceano profondo e analizzare i parassiti di squali che vivono a grandi profondità potrebbe essere molto interessante”. Potrebbe essere molto utile anche viste le condizioni sempre più precarie dell'ecosistema marino. Secondo l'agenzia dell'Onu per l'ambiente (Unep), ogni anno nel mare vengono riversati 85 mila tonnellate di inquinanti di questi tipo, provenienti dalle industrie, che mettono a rischio l'ecosistema marino e anche l'uomo perchè i metalli penetrano nei tessuti dei pesci e degli altri animali marini e poi risalgono la catena alimentare fino ad arrivare all'uomo. Nel tonno, ad esempio, si ritrovano periodicamente quantità preoccupanti di sostanze tossiche.
Lo studio è stato presentato sulla rivista Parassitology.

Fonte: molecularLab.it

Inserito da: Redazione il 02/07/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali

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