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Centinaia di piante europee a rischio di estinzione
 

Scienziati ONU raccomandano aumento delle aree protette per proteggere la flora e la fauna europea dal rischio di estinzione causato dai cambiamneti climatici

La Conferenza nazionale sui Cambiamenti Climatici deciderà la direzione di queste politiche. Le raccomandazioni degli scienziati Onu non si limitano alla richiesta di aumento delle aree protette europee. Lo sviluppo industriale, urbano ed agricolo piu’ recente, ha condotto ad una frammentazione e degrado degli ecosistemi ed ad una diminuzione delle capacita’ naturali di resilienza dell’ambiente. La prima azione di adattamento è la ‘deframmentazione’ cioe’ il recupero ed il ripristino ecologico dei sistemi naturali nel loro insieme (fuori e dentro i parchi). La seconda azione e’ costituita dal garantire una rete ecologica, cioè ‘corridoi’ di collegamento tra i parchi per la dispersione di specie target. L’attuale progettazione di aree protette deve prevedere necessariamente anche la realizzazione di corridoi di comunicazione. Nonostante l’importanza di pianificare diversamente l’istituzione e gestione di aree protette, però, l’unica soluzione possibile per salvaguardare alcune specie di piante rimarrà quella di preservarne il germoplasma all’interno di orti botanici specializzati fino al ristabilirsi di condizioni climatiche piu’ adatte.

I cambiamenti climatici stanno influenzando la fisiologia, la distribuzione e il ciclo vitale delle diverse specie di piante europee. Una valutazione sulla futura distribuzione di 1.350 piante (pari al 10% della flora europea) ha indicato che piu’ della meta’ delle specie prese in considerazione diventerà vulnerabile, minacciata, a rischio di estinzione o estinta entro il 2080, se non riuscira’ a occupare un territorio piu’ vasto. Se si prende in considerazione lo scenario climatico piu’ estremo e assumendo che le specie riusciranno ad adattarsi tramite dispersione, il 22% di queste sara’ a rischio di estinzione. Secondo queste analisi un certo numero di piante tendera’ ad espandersi verso nord, altre si contrarranno sulle cime delle montagne europee meridionali e nel bacino Mediterraneo. Anche la fauna ne subirà le conseguenze dei mutamenti in atto. La maggior parte delle specie di anfibi (tra il 45 e il 69%) e rettili (61-89) potrebbe colonizzare nuovi territori, se fosse loro consentito di disperdersi senza alcun ostacolo. Diverrebbero infatti adatte molte zone settentrionali fino a oggi troppo fredde, creando cosi’ nuove opportunità territoriali. Qualora però queste migrazioni non fossero possibili, il territorio occupato dal 97 delle specie diminuirebbe drasticamente, in particolar modo al Sud dove molti anfibi non riuscirebbero a sopravvivere in condizioni aride. Di questa situazione beneficerebbe il Nord Europa che assisterebbe ad un aumento della biodiversità.

Fonte: industriale-oggi.it

Inserito da: Redazione il 09/09/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Cambiamenti climatici

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