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Codice ambiente, sulle correzioni il sì delle imprese

Dopo una lunga trattativa il ministero dell'Ambiente e quello dello Sviluppo economico hanno raggiunto l'intesa sul testo del secondo Dlgs correttivo del Codice ambientale, quello che riscrive la normativa su rifiuti e bonifiche.
Il via libera politico al provvedimento lo aveva già dato il Consiglio dei ministri il 27 luglio scorso. Ma restavano molti nodi da sciogliere. E nei giorni successivi gli uffici dei due Dicasteri hanno lavorato per arrivare a un accordo. Non tutte le questioni sono state però risolte. Le posizioni rimangono infatti diverse sia sulle norme per il riutilizzo delle terre e rocce da scavo (secondo lo Sviluppo economico «nell'assoluto rispetto di criteri ambientali, deve essere trovata una soluzione più concretamente gestibile ») che sulla tenuta dei registri di carico e scarico per quel che riguarda il deposito temporaneo dei rifiuti. Si tratta di argomenti su cui sono quindi possibili ulteriori cambiamenti. D'altronde il testo non è definitivo poiché la procedura di approvazione prevede un altro parere delle Commissione parlamentari e il terzo ed ultimo via libera del Consiglio dei ministri.
In molti casi la nuova versione del secondo Dlgs correttivo, ha recepito le numerose richieste di modifica avanzate da Palazzo Madama e Montecitorio nel primo passaggio parlamentare e dalla Conferenza StatoRegioni. Non è stata invece accolta l'indicazione di cancellare l'obbligo di presentazione del Mud, sostituendolo con un sistema di rilevazione dei dati.
«L'intesa segna un ennesimo passo in avanti verso l'obiettivo di rendere concretamente compatibile i principi ambientali e le attività economico- produttive », ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani.
«Abbiamo lavorato per un rigoroso rispetto delle norme europee - dichiara il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro canio - a partire dalle garanzie a favore della tracciabilità dei rifiuti, del registro di carico e scarico e del Mud, superando così le storture del Dlgs 152».
«Molte delle modifiche introdotte come, ad esempio, quelle relative a sottoprodotti, deposito temporaneo, materie prime secondarie, scarichi idrici sono positive », commenta invece Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria che aggiunge: «Ripristinare il Mud e i registri di carico e scarico con procedure arcaiche è un evidente passo indietro».
Terre e rocce da scavo. La certezza dell'integrale riutilizzo deve essere verificata e dimostrata fin dalla fase della produzione: l'operazione non deve richiedere trattamenti preventivi o trasformazioni preliminari. I materiali non devono provenire da siti contaminati. Per i piccoli cantieri, l'autorizzazione al riutilizzo fa parte della procedura per il rilascio del permesso di costruire o della Dia. L'eventuale deposito non può comunque superare i dodici mesi. Il testo non fissa però la quantità di materiale, al di là della quale, scatta l'obbligo di redigere un apposito progetto esecutivo. Questo limite dovrà infatti essere individuato da un futuro decreto ministeriale. Nel frattempo è prevista una sorta di autocertificazione da inviare all'autorità competente.
Deposito temporaneo. Oltre a ripristinare i limiti temporali (due o tre mesi a seconda che si tratti di rifiuti pericolosi o non) l'intesa cancella l'obbligo di totale svuotamento. È però prevista la tenuta del registro di carico e scarico.
Sottoprodotti. Vengono sottoposti alla normativa sui prodotti commercializzabili e non più considerati rifiuti. Questo snellisce le procedure e incentiva le aziende al recupero. Materie prime secondarie dall'origine (carta e vetro).
Non vengono considerate rifiuti ma materie derivanti da un processo di recupero.
Materie prime secondarie metallurgiche. Vengono considerate rifiuti, ma le imprese che le trattano potranno continuare a farlo in attesa delle necessarie autorizzazioni. In questo campo bisogna sanare una procedura infrazione Ue.
Bonifiche. L'obiettivo è risanare i siti inquinati dando impulso alla crescita economica. Il nuovo testo del secondo dlgs correttivo consente alle imprese che decidono di investire in un'area inquinata di detrarre dal costo della sanzione per danno ambientale le risorse investite per ristrutturare gli impianti esistenti e migliorarne le performances ambientali. Nell'operazione bonifiche il Governo intende convogliare tra i 2 e i 3 mld nei prossimi sette anni a valere sui fondi nazionali e comunitari.

Fonte: ilsole24ore.com

Inserito da: Redazione il 07/08/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Rifiuti

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