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Crisi idrica
 

5 proposte del wwf per uscire dall’emergenza.

I dati emersi a Parma nel workshop “Effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Po”, organizzato dall’Apat (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici) in collaborazione con l’Arpa dell’Emilia-Romagna e con le Arpa delle regioni padane, per conto del Ministero dell’Ambiente, preoccupano il Wwf. L’associazione ambientalista infatti definisce la situazione dell’acqua del Po critica, non tanto o non solo per la ‘siccità’ odierna o prevista, ma per la ormai cronica alterazione degli equilibri idrogeologici ed ambientali. Stando ai dati dell’Apat l’acqua del Po sta diminuendo e con l’avanzare degli effetti del cambiamento climatico e della domanda di risorsa idrica il suo corso rischia di arrestarsi, nei periodi più critici, anche a 100 chilometri di distanza dalla foce. La portata del più grande fiume italiano è scesa del 20-25 per cento nello scorso trentennio: su ogni dieci litri di acqua che arrivavano in precedenza alla foce del Po, mancano oggi all’appello più di due litri. Per esperti e scienziati questo trend è destinato a peggiorare: le piogge sono diminuite negli ultimi 30 anni del 15-20 per cento nel bacino del Po, mentre i cambiamenti climatici stanno portando a una contrazione media del 10 per cento delle precipitazioni sull’intera penisola. Per uscire dall’emergenza e cambiare strutturalmente la situazione il Wwf suggerisce al ministro dell’Ambiente cinque passi da fare. In primis serve una corretta applicazione della Direttiva quadro “Acqua”, per la quale l’Italia ha in corso due procedimenti d’infrazione da parte della Commissione Europea, oltre all’istituzione di una task-force formata da provati esperti con solida esperienza anche internazionale per dare un contribuire all’applicazione della direttiva e, soprattutto, a recuperare il tempo perduto e promuovere il riordino delle competenze sulla risorsa idrica, attualmente distribuite tra decine di Istituzioni, enti uffici e assessorati. L’associazione ambientalista ritiene di fondamentale importata anche la valorizzazione delle Autorità di bacino e/o distrettuali e in particolare per il Po, il grande malato, è indispensabile e urgente che l’Autorità di Bacino/Distretto possa redigere il piano di gestione di bacino idrografico, come previsto dalla Direttiva europea, per avviare le misure necessarie per la gestione del ciclo dell’acqua e le ormai indispensabili politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Infine il Wwf suggerisce di promuovere una strategia nazionale e internazionale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici attraverso la cooperazione con le istituzione comunitarie e gli altri Stati membri.

Lo scorso anno il dossier del Wwf “Bacino del Po. Quale siccità?” confermava la riduzione delle portate del Po a causa di una diminuzione delle nevicate negli ultimi decenni che, con poche eccezioni, ha colpito l’intero settore meridionale delle Alpi, senza particolari distinzioni geografiche o altimetriche. Più in specifico il dossier ha mostrato come le località di bassa quota abbiano subito i decrementi proporzionalmente più consistenti, con punte di contrazione vicine o superiori al 40 per cento. Dei cambiamenti climatici è indispensabile tener conto nelle politiche di medio e lungo periodo, di cui la pianificazione territoriale è parte integrante, ma è indispensabile evidenziare le cause delle crisi idriche italiane ‘eccezionalmente croniche’: l’aumento dei consumi d’acqua, gli sprechi e i molteplici usi, spesso conflittuali; all’assenza di una efficiente ed efficace gestione ordinaria dell’acqua, aggravata dalla mancanza di pianificazione a scala di bacino idrografico e alla progressiva delegittimazione delle Autorità di Bacino con ruoli e competenze sempre più ridotte; la diffusa vulnerabilità del territorio dovuta ai devastanti scempi che da anni interessano il nostro territorio come dimostra la continua, “tenace”, progressiva artificializzazione dei corsi d’acqua e impermeabilizzazione del suolo. “Spesso sul Po, ma sui fiumi e corsi d’acqua in Italia, si hanno proposte surreali - dice Andrea Agapito, Wwf Italia -. Mentre le recenti crisi idriche hanno evidenziato la necessità di avviare interventi per la riqualificazione ambientale, il più grande progetto che riguarda il Po è il rilancio della navigazione commerciale e il richiamo a progetti che ne stravolgerebbero ulteriormente gli assetti ecologici”. Un progetto anacronistico, secondo Agapito, se si pensa che le imbarcazioni attuali da 1350 tonnellate necessitano di almeno 2,50 metri di profondità, che deve essere mantenuta per almeno 300 giorni/anno di navigazione “Purtroppo questo è solo un esempio emblematico dell’approccio italiano ai fiumi - conclude -, dimenticandone la complessità ecosistemica e la necessità di salvaguardare la funzionalità ecologica che consente, inoltre, la riduzione del rischio idraulico, il miglioramento della qualità ambientale, la promozione di usi e attività sostenibili”.

Fonte: ilvelino.it

Inserito da: Redazione il 16/07/2007

Categorie: Risorse idriche

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