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Ecocentri commerciali
 

Grande distribuzione? allora, grande la raccolta!
Alle soglie degli ECO CENTRI .COMMERCIALI Nell'ambito delle scelte che, prima o poi, assumeranno carattere obbligatorio per lo sviluppo di nuove idee e pratiche di sensibilizzazione alla raccolta differenziata, è importante ricercare soluzioni adeguate e possibilmente meno impattanti per il nostro territorio.
Diventa, allora, utile l'idea di attivare meccanismi di riconversione di sistemi di raccolta che abbiano, magari, supporti già organizzati e funzionanti nella stessa zona. Tale atteggiamento strategico eviterebbe la ricerca, la progettazione, lo spreco di danaro pubblico e l'occupazione di altre zone di territorio per la destinazione che, in effetti, si potrebbe benissimo individuare, là dove insistono opere primarie già consolidate.
Vediamo un po' di cosa si tratta e di come potrebbe funzionare.
I grandi centri commerciali, che sempre più si moltiplicano nel nostro territorio, condividono con esso, oltrechè le risorse territoriali ed i bisogni sociali, anche i notevoli impatti ambientali, differenziando quantitativamente e qualitativamente le aree su cui sono posti rispetto alla città. Infatti, queste grandi strutture 'territorivore' sono capaci, in breve tempo, di trasformare grandi zone urbane ai margini delle città, in luoghi di sola distribuzione di materie per il consumo. Strategicamente sono posti in abiti urbani 'di cerniera'; tra il tessuto urbano saturo e quello più rarefatto o diffuso che si apre alla periferia.
Ritengo che proprio questa caratteristica sia essenziale e debba essere sviluppata per iniziare a sollecitare la collettività e i progettisti a nuove sperimentazioni in difesa del territorio, attuabile assolutamente con la raccolta differenziata.
Valorizzare le zone ed il paesaggio vuol dire anche saper 'fondere' o provare ad unire destinazioni d'uso urbane, sfruttando le potenzialità di circuiti già funzionanti. Ecco perché penso che la 'grande distribuzione' deve accompagnare ed agevolare, anche una forma di raccolta del materiale di scarto dei prodotti, usando, però, lo stesso sistema ma con il processo contrario.
Cioè, il cittadino che, il mercato intende, come vettore di solo consumo, ed in realtà, 'usa' il grande centro commerciale, dovrebbe avere, pertanto, la possibilità di depositare il suo materiale di 'risulta' (rifiuti domestici) in un'area (del centro commerciale) ovviamente, idonea a quest'azione di raccolta e conferimento.
E' così strano che questa 'azione' avvenga in spazi attigui rientrandi nel perimetro dei centri commerciali?
Pensate che non funzioni con i dovuti accordi programmatici e le regole urbanistiche giuste?
Usare la propria auto (una volta sola), sia per liberare la casa dai rifiuti, sia per comprare ciò che serve, prevedendo di riportare gli imballaggi nello stesso posto dove si sono comprati i prodotti, è fondamentale per un nuovo modo di vita che guarda alla sostenibilità.
Pensate, infatti, alla capillare raccolta che si potrebbe innescare, esattamente uguale alla capillare pubblicità che i centri commerciali realizzano ogni giorno.
Anzi, a dirla tutta, potrebbe diventare l'elemento 'di qualità' che differenzia un centro commerciale dall'altro, magari il motivo per cui si sceglie di andare nell'ECO/CENTRO COMMERCIALE, invece di un altro centro.
Si eviterebbero, così, impatti importanti per la popolazione e per la città, con facilità di controllo del consumo dei materiali. Trasformare le grandi aree, adiacenti o inserite nei centri commerciali, con destinazione di ECOCENTRI, in punti di raccolta e conferimento (con contenitori di diverso colore e capienza), roqualificandoli, sarebbe, a mio avviso, un fatto rivoluzionario, soprattutto in una fase di emergenze ambientali come quelle che viviamo attualmente, a cui obbligatoriamente e in poco tempo, dobbiamo porre rimedio (strutturale).
E' una forma urbana nuova, conseguente alla diversa interpretazione di strutture utili alla città, più di quanto si possa immaginare.
Invece delle solite cattedrali nel deserto, gli ECOCENTRI inseriti negli spazi dei parchi COMMERCIALI si trasformerebbero in organi pulsanti di vita, di sicura e certa qualità per la città.

Paolo Marzano

il mio link di riferimneto è:
http://xoomer.virgilio.it/arch.paoladarpino/Architettura/ricerca.htm






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Inserito da: Paolo Marzano il 28/01/2010

Categorie: Cambiamenti climatici, Rifiuti, Sviluppo urbano sostenibile

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