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Ecovip, Leonardo Di Caprio
 

Leonardo DiCaprio "Io ecologista faccio guerra all’apocalisse"

Per George Clooney è la crisi umanitaria nel Darfur. Per Angelina Jolie è la fame nel mondo e i bambini dell’Africa. Per Leonardo DiCaprio sin da quando - erano dieci anni fa - Titanic ne ha fatto una delle stelle hollywoodiane più ammirate, la causa per cui lottare ed esporsi in prima persona, proprio come per l’ex vicepresidente americano Al Gore, è la sostenibilità del nostro modo di vivere sul pianeta. Che, nonostante la perdita dei ghiacciai e delle foreste tropicali e degli orsi polari, si adatterà e alla fine ce la farà. «Il problema siamo noi - sostiene l’attore - se come esseri umani abbiamo creato le condizioni per la nostra imminente estinzione e se siamo pronti ad intervenire per arrestare la catastrofe ecologica che incombe sul futuro nostro e delle prossime generazioni».

Siamo, per DiCaprio, all'undicesima ora per agire e questo è il titolo che ha voluto dare al documentario che ha scritto, prodotto e narrato, The 11th Hour, che esce domani in tutti i cinema americani. Un'ora e mezzo di immagini di consumismo, spreco, traffico, deforestazione, inquinamento, SUV, eccessi, ghiacciai scomparsi e i soliti sospetti, intercalati da interviste a esperti che vanno dal fisico Stephen Hawking all'ex premier sovietico Mikhail Gorbaciov. Ma assieme con le immagini e con le previsioni dell'apocalisse, il documentario di DiCaprio offre anche speranza e vuole essere una chiamata alle armi per intervenire. «Abbiamo le tecnologie che ci permettono di ridurre del 90 per cento l'impronta umana - dice - . E' soltanto una questione di volontà politica».

A un anno e mezzo da quando Una scomoda verità, il documentario di Al Gore, ha trionfato a Cannes, ha vinto un Oscar e ha finito per avere un enorme impatto nel dibattito sul riscaldamento globale, è il turno appunto di DiCaprio, che abbiamo incontrato a Beverly Hills. Indossa jeans, una Lacoste blu, ha l'aria molto seria. Non vuole parlare di Revolutionary Road, il film che ha appena finito di girare diretto da Sam Mendes e che lo ha visto riunito con Kate Winslet, storia di Frank e April Wheeler, una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, divisa tra l'esigenza di assecondare i propri desideri e la necessità di conformarsi alla società. Niente neanche sui suoi prossimi progetti con Martin Scorsese o sull'ultima supermodella con cui esce, la bellissima israeliana Bar Rafaeli. Si parla solo di Terra oggi, del fragile stato di salute del nostro pianeta e delle azioni necessarie per salvarlo.

Perché lo strumento di un documentario?
«Perché oggi, lo sappiamo, impariamo le cose dai media e un documentario può plasmare e influenzare il dibattito. Pensiamo a Michael Moore o ad Al Gore, un uomo che ammiro profondamente. Per i più giovani soprattutto questa è la causa della loro generazione. Abbiamo avuto il movimento per i diritti civili, quello per la pace. Anche la natura ha i suoi diritti ed è ora che ci muoviamo per difenderli presentando non solo una realtà terrorizzante e che ti paralizza, ma soluzioni concrete, che possono venire adottate sin da oggi».

Leo, sa bene che assieme con quelli che apprezzeranno la sua coscienza ecologica ci saranno quelli che diranno ecco un'altra stella viziata di Hollywood che mette il becco dove non dovrebbe…
«E' un peccato che c'è chi si diletta a dibattere queste cose invece che i veri problemi davanti a noi. Molti credono che per salvare il pianeta dobbiamo radicalmente cambiare il nostro stile di vita, ma non è così, ognuno può fare la sua parte. Non tutti possono guidare una macchina ibrida e avere una casa con i pannelli solari, come faccio io. Ma la realtà è che siamo posseduti dai nostri possedimenti per poi condurre una vita di infelicità e di depressione. Ho cercato di dare il senso dell’urgenza e di far capire che gli incrementi non sono poi lineari, che probabilmente non avremo il lusso di poter anticipare il collasso. Che siamo non alla undicesima ora, ma all’undicesima ora e al cinquantanovesimo minuto».

La «11ma ora» esce a giorni negli Stati Uniti. Verrà tradotto per il resto del mondo?
«Sì, ma l'azione deve partire dagli Stati Uniti. Siamo i più grandi inquinatori e produciamo più spreco di tutti».

Parliamo di Al Gore. Vorrebbe vederlo tra i candidati democratici?
«Non so che cosa deciderà Gore, che non ha bisogno dei consigli miei. Certo, sarebbe bello vedere che gli altri candidati hanno la sua stessa consapevolezza ecologica. Sinora, il futuro della nostra unica e fragile Terra non è stato molto dibattuto e posso solo sperare che cambierà».

Pensa mai a candidarsi lei stesso?
«No, non ho aspirazioni politiche».

Fonte: lastampa.it

Inserito da: Redazione il 21/08/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Cambiamenti climatici, Energia, Informazione e partecipazione, Inquinamento acustico ed elettromagnetico, Mobilità sostenibile, Rifiuti, Risorse idriche, Sviluppo urbano sostenibile, Turismo sostenibile

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