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Energia, Authority propone tetto europeo a quote CO2
Ammodernare il meccanismo dei certificati verdi, adottare soluzioni globali ai cambiamenti climatici e realizzare un “tetto” complessivo a livello europeo per le quote di assegnazione delle emissioni inquinanti. Sono questi gli indirizzi fissati dall’Autorità per l’energia e il gas nella relazione annuale presentata oggi alla Camera dal presidente Alessandro Ortis. In primo piano il problema del riscaldamento del pianeta: l’Authority esorta a soluzioni globali che coinvolgano tutti i settori, le tecnologie, i meccanismi di mercato e i comportamenti. Il rischio, osserva infatti l’Autorità, è che lo sviluppo dei paesi emergenti spiazzi le scelte di efficienza e risparmio energetico adottate dai paesi industrializzati provocando il pericolo di una delocalizzazione produttiva verso paesi più tolleranti (e quindi meno costosi) sotto il profilo ambientale. Negativo anche il giudizio sui meccanismi di assegnazione delle quote di emissione di Co2: la sovrallocazione a livello europeo nel biennio 2005-06 ha determinato un crollo dei prezzi dell’anidride carbonica da circa 30 euro per tonnellata di Co2 a 50 centesimi. Un taglio non da poco se si considera che in questo modo si rendono meno attraenti gli investimenti in tecnologie a basso impatto ambientale. L’Authority valuta in circa 0,53 euro per megawattora il costo medio unitario nel triennio 2005-2007 necessario all’acquisto di permessi di emissione finalizzati a coprire la differenza (pari a circa 44 milioni di tonnellate di anidride carbonica sempre nel triennio) tra emissioni effettive e quote assegnate dai piani nazionali. Nel successivo quinquennio (2008-12 cioè nel periodo di applicazione del protocollo di Kyoto) invece aumenteranno sia il disavanzo medio annuo di quote a carico del settore termoelettrico, sia il prezzo dei permessi di emissione con un probabile aggravio del costo dell’energia elettrica nel nostro paese. In mancanza di una piena concorrenza del mercato elettrico l’effetto sui prezzi medi potrebbe superare addirittura i cinque euro per megawattora nel mercato all’ingrosso.
Per questo l’Authority ritiene necessario armonizzare” e ancora meglio “superare” i piani di assegnazione nazionali, eventualmente con un tetto unico a livello europeo in vista delle modifiche che la Commissione europea ha attivato sul mercato delle quote e che entreranno in vigore nel 2013. Anche se, sottolinea, rimangono i problemi legati al gap tra i tempi necessari all’evoluzione tecnologica e i tempi imposti dalla direttiva sulle emissioni. Molto meglio il meccanismo dei certificati bianchi, dove il risparmio nel biennio 2005-06 è stato di 900 mila tonnellate equivalenti di petrolio, pari al consumo domestico annuo di una città di oltre un milione e 200 mila abitanti o alla produzione elettrica annua di una centrali da circa 510 megawatt, hanno permesso di evitare emissioni per circa 2,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Meno bene invece il meccanismo dei certificati verdi. Le fonti rinnovabili, spiega l’Authority, non sono tutte uguali né per costo addizionale né per ricadute sul sistema industriale italiano e i ripetuti interventi normativi hanno distorto e forzato il meccanismo che a giudizio dell’Autorità per l’energia deve essere ripristinato allo stato originario. “È indispensabile quidi che siano adottate presto scelte chiare e coordinate circa gli obiettivi le fonti e i sistemi di incentivazione da utilizzare che dovrebbero essere basati su strumenti di mercato per minimizzare gli oneri a parità di obiettivi. Un discorso strettamente legato con le fonti rinnovabili è quello dei Cip 6 uno dei principali oneri del sistema elettrico (la cosiddetta componente A3 della bolletta).
Solo nel 2006 grazie a questa voce si sono raccolti 3,5 miliardi di euro mentre fino al 2020 è prevista una somma complessiva di 25 miliardi. Gli aggiornamenti della componente Cec, costo evitato di combustibile, decisi dall’Authority dovrebbe far scendere di 600 milioni di euro l’anno i costi in bolletta anche se il via libera definitivo è stato annullato dal Tar Lombardia e quindi per il momento bloccato. Secondo l’organo guidato da Ortis se passasse il provvedimento, al 2020 sarebbero 20 i miliardi che si spenderebbero. Un discorso che non piace molto a Simone Togni, segretario generale dell’Anev, l’associazione nazionale che riunisce tutti i produttori eolici italiani: “Si parla di risparmi ma non ci si ricorda né quanto costa non rispettare il protocollo di Kyoto né si considerano i costi sociali delle fonti pulite”, spiega al VELINO. Intanto, 15 senatori dell’Ulivo hanno chiesto con una lettera al Presidente del Senato Franco Marini di portare in Aula al più presto il disegno di legge Bersani sull’energia, “che contiene anche un pacchetto di misure sulle fonte rinnovabili in grado di far recuperare all’Italia i ritardi sugli obiettivi del Protocollo di Kyoto”. L’Italia, secondo il loro giudizio, continua a essere in pesante ritardo all’obiettivo del Protocollo di Kyoto, un ritardo pari a circa 98 milioni di tonnellate di Co2. Recuperare almeno un terzo di questo ritardo è possibile attraverso una riforma del sistema di incentivazione e di supporto allo sviluppo della produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili.
Fonte: ilvelino.it
Inserito da: Redazione il 05/07/2007
Categorie: Cambiamenti climatici, Energia
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