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Fauna montana a rischio estinzione
 

Allarme del Wwf: cambiamenti climatici troppo veloci, uccelli e mammiferi in pericolo. Dal 1992 la popolazione di stambecchi si è dimezzata, tempi duri anche per l'ermellino

Se l'Antartide piange, l'Italia non ride. E' di ieri la notizia del distacco del gigantesco blocco di ghiaccio del Polo Sud, collassato con circa 15 anni di anticipo rispetto alle previsioni degli esperti per colpa del riscaldamento globale. Per rendersi conto della gravità del problema non è necessario però fare tanta strada. E' sufficiente una gita sulle nostre montagne, Alpi o Appennini che siano. La neve tardiva che in questi giorni di fine marzo ha imbiancato le nostre cime non deve infatti trarre in inganno. La tendenza è in realtà quella all'aumento delle temperature e della siccità, soprattutto sulle Alpi occidentali.

"Nell'Italia centrale una prima vittima illustre è il ghiacciaio del Calderone, a 2800 metri di quota sul Gran Sasso d'Italia. Il Calderone, nonostante alcuni segnali positivi, si sta lentamente sciogliendo. In Lombardia nell'ultimo biennio si sono estinti 30 ghiacciai, tra quelli più piccoli, più esposti a sud e ad altitudini minori, ma anche i ghiacciai più grandi e meglio esposti non sfuggono alla tendenza generale, in quanto dal 2003 sono tutti in drastica diminuzione di superfice e spessore".

A sollevare l'ennesimo grido di allarme è il Wwf. Insieme agli habitat più estremi, come quelli glaciali, l'associazione del Panda sottolinea che ad essere a rischio sono le specie animali e vegetali che abitano le montagne, costrette per sopravvivere a salire di altitudine di anno in anno. "Le specie animali e botaniche glaciali, pur cercando di adattarsi alle nuove condizioni, si trovano in grave affanno. I casi più emblematici - avverte il Wwf - riguardano forse la Pernice bianca e l'Ermellino, caratterizzate da un abito bianco durante l'inverno, prezioso per difendersi dai predatori e del tutto inutile, anzi pericoloso in assenza di neve. La pernice è ormai considerata sull'orlo dell'estinzione e in Italia ne sopravvivono solo 5.000 coppie".

Altro animale in grave pericolo è lo stambecco, una delle specie simbolo dell'arco alpino. "Da studi condotti nel Parco Nazionale Gran Paradiso - ricorda ancora l'organizzazione ecologista - risulta che dal 1992 ad oggi, la popolazione è decresciuta in modo drammatico, passando da quasi 4000 individui a meno di 2500. I dati hanno inoltre messo in evidenza come il tasso di mortalità della popolazione non sia mettere in relazione con la morte degli individui più anziani, ma con un calo della sopravvivenza media annuale dei piccoli, variato dal 70% al 25% in pochi anni".

"Secondo i ricercatori - denuncia ancora il Wwf - il global warming avrebbe la capacità di influire sulla mortalità dei piccoli attraverso un cambiamento dello stato della vegetazione presente nei primi mesi della loro vita: in poche parole verrebbe a mancare la sincronia che permette ai piccoli di stambecco di mangiare cibo di alta qualità e affrontare in modo adatto l'inverno successivo". Altre specie a rischio sono poi il fringuello alpino, un piccolo passeriforme, l'arvicola delle nevi, un piccolo roditore, e l'ululone dal ventre giallo, piccolo rospo che deve il suo nome al canto che emette durante il periodo riproduttivo e alla colorazione del ventre.

"L'alternarsi di periodi caldi e freddi ha sempre caratterizzato la storia climatica della Terra e le specie animali e vegetali hanno potuto adattarsi - dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - Attualmente esiste un legittimo motivo di preoccupazione dovuto essenzialmente alla rapidità con cui avvengono questi cambiamenti, che rende di fatto impossibile l'adattamento".

Per questo, secondo l'associazione, se si vuole scongiurare la perdita di circa il 30% delle specie del Pianeta occorre intervenire drasticamente su una delle cause principali dell'innalzamento delle temperature, riducendo del 30% entro il 2020 le emissioni dei gas serra. Un obiettivo al quale il Wwf cerca di dare il suo contributo con la campagna GenerAzione Clima e organizzando per dopodomani in tutto il mondo l'Earth Hour, un'iniziativa di sensibilizzazione al risparmio energetico alla quale aderisce anche il Comune di Roma spegnendo per un'ora, dalle 20 alle 21, le luci del colosseo.

"Con GenerAzione Clima - sottolinea ancora Bologna - siamo impegnati a ottenere una riduzione delle emissioni italiane del 30% entro il 2020. Questo nel quadro di una riduzione complessiva delle emissioni globali tra il 25 e il 40%, come stabilito al Summit di Bali del dicembre scorso. L'Earth Hour che si festeggia in tutto il mondo sabato prossimo è un chiaro e drastico invito ai governi ad agire ora."

Fonte: repubblica.it






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Inserito da: Redazione il 28/03/2008

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Cambiamenti climatici

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