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Greenpeace, guida al parquet sostenibile
 

Il parquet di lusso è sempre più richiesto in Italia ed aumentano sempre di più anche i tipi di legni esotici impiegati. «Non tutti però – dice Greenpeace - sono consapevoli delle conseguenze ambientali di queste nuove tendenze. La grande disponibilità sul mercato sembra suggerire che si tratti di specie molto diffuse. Purtroppo non è sempre così. Spesso si tratta di specie rare o minacciate, che vengono da paesi nei quali i controlli sono scarsi e il fenomeno del taglio illegale molto diffuso. Il suono esotico di nomi come Wengè, Iroko e Doussiè dovrebbe piuttosto mettere in allarme i consumatori».

Per questo Greenpeace ha pensato di fornire ai consumatori una guida, "Parquet: il buono, il brutto e il cattivo", che svela i trucchi per una scelta responsabile. La guida stila la classifica dei legnami “acettabili” (Abete rosso, Acero europeo, Betulla, Castagno, Ciliegio americano, Faggio, Frassino, Larice comune, Noce, Olmo, Quercia, Robinia comune, Sicomoro, Tulipier), di quelli “problematici” (Cimolo, Douglasia, Pino, Pino di monterey, Pioppo) e di quelli “distruttivi” (Abete canadese, Abura, Acajou blan, Afrormosia, Ayous, Azobè, Bubinga, Cabreuva incenso, Cerejeira, Doussiè, Ebano, Eucalipto, Frakè, Framirè, Iroko, Jatob, Khaya, Kosipo, Kossipo, Kotibe, Koto, Larice siberiano, Light meranti, Makore, Merbau., Moabi, Mogano, Niangon, Noce daniela, Noce mansonia, Noce tanganika, Okum, Paduk, Palissandro rio, Pau marfim, Pau rosa, Ramin, Red cedar, Sapelli, Sucupira, Teak, Wengè, Zebrato).

«Anche legni di origine apparentemente più innocua,come il larice siberiano, o il pino che viene dalle regioni più nordiche della Finlandia e della Russia – spiega Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace - provengono spesso da foreste primarie minacciate. Inoltre, il prelievo, legale o illegale, di alcune specie particolarmente rare sta velocemente portando tali specie all´estinzione rischiando di eliminare un´intera specie solo per arricchire un campionario. Non crediamo che il mercato possa arrogarsi il diritto si sfruttare la natura a qualsiasi prezzo in una lotta all’ultimo albero».

Nella guida si trova un giudizio generale sulle condizioni delle specie di legno impiegate e la situazione specifica nei paesi di provenienza. «In questo modo – dice la Campione- non intendiamo dare giudizi perentori, ma indicare fattori di rischio. Dove il rischio è più alto, diviene più importante dotarsi di strumenti di prevenzione, come la certificazione forestale».

Tra i vari sistemi di certificazione forestale, Greenpeace, come la maggior parte delle associazioni ambientaliste internazionali, ritiene che il Forest Stewardship Council (Fsc) sia il più affidabile, «l’unico in grado di assicurare una sufficiente affidabilità dei controlli e delle verifiche su standard omogenei, in grado di assicurare la piena preservazione della foresta ed il rispetto dei diritti dei popoli indigeni che la abitano».

Fonte: greenreport.it

Inserito da: Redazione il 13/12/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali

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