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I residui chimici mettono a rischio le orche
 

Uno studio dell'università di Trent in Canada testimonia che la presenza dei policlorobifenili si trova ancora, dopo 30 anni, nel tessuto adiposo di questa specie

Era già stato provato per gli orsi, ora tocca alle orche fornire l'evidenza di quanti residui chimici si concentrino nei mari vicino al Polo Nord e di quali conseguenze drammatiche abbiano sugli animali che li abitano. Uno studio dell'Università di Trent in Canada ha accertato che i Pcb, i policlorobifenili, classe di molecole che fino agli anni '70 fu molto utilizzata per la produzione di lubrificanti, a 30 anni di distanza dal loro bando si trovano ancora in alte concentrazioni nel tessuto adiposo delle orche del Pacifico settentrionale e minacciano la sopravvivenza di questa specie.

I Pcb fanno parte degli inquinanti organici persistenti, sono difficilmente degradabili e si accumulano nella catena alimentare. Nonostante nella maggior parte dei paesi occidentali il loro uso sia stato proibito dai primi anni '70, la concentrazione di questi residui nelle acque è diminuita di poco. I ricercatori canadesi hanno accertato che almeno fino al 2063 i Pcb saranno rintracciabili nel grasso delle orche e porteranno a una progressiva diminuzione della popolazione di questi cetacei.

Maddalena Jahoda, ricercatrice dell'Istituto Tethys ed esperta di cetacei, spiega che effetto hanno i policlorobifenili sulla salute degli animali: "I Pcb hanno effetto tossico, che riguarda in particolare il sistema immunologico. Qualche hanno fa uno studio fatto su una specie di delfini, le stenelle, mostrò la diretta correlazione tra la concentrazione di Pcb nel grasso degli animali e l'incidenza di malattie. Inoltre i Pcb influiscono direttamente sulla capacità riproduttiva, rendendo sterili o meno fecondi gli animali".

I Pcb cominciano ad avvelenare le orche prima ancora che inizino a cibarsi di pesci. "C'è un passaggio generazionale di queste sostanze tossiche - spiega Maddalena Jahoda - perché si accumulano soprattutto nel grasso ed essendo il latte dei cetacei ricchissimo di grasso, i Pcb passano direttamente ai cuccioli". Di fatto, gli animali continuano a passarsi gli uni con gli altri queste sostanze tossiche, come fossero un virus: ne sono contaminati con il latte e poi continuano ad assumerle attraverso le carni degli animali che mangiano.

La situazione è drammatica nei mari intorno al Circolo Polare Artico, ma il problema dello smaltimento di sostanze come i Pcb, il vecchio insetticida Ddt e i Pbde, tuttora usati per rendere ignifughi i tessuti, creano problemi anche nel Mediterraneo. "Le concentrazioni di queste sostanze tossiche sono molto alte nel nostro mare - spiega Maddalena Jahoda, che da anni fa ricerca sulle popolazioni di cetacei del Mediterraneo - l'Università di Siena ha pubblicato una serie di dati che dimostrano che mentre i Pcb stanno lentamente diminuendo, i Pbde, i ritardanti di fiamma, continuano ad aumentare". Se i Pcb furono proibiti negli anni '70 fu per salvare gli esseri umani, sui quali hanno effetti dannosi quanto sui cetacei, che sono parenti così prossimi a noi. Ora l'allarme lanciato per orche, stenelle e orsi polari può servire a ricordare che, dato il nostro posto nella catena alimentare, siamo tra le specie a più alto rischio.

Fonte: repubblica.it

Inserito da: Redazione il 11/09/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Risorse idriche

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