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In Australia parte il geosequestro della CO2
 

Il governo australiano ha avviato un impianto pilota per il sequestro sotterraneo dell’anidride carbonica

La soluzione per garantire una migliore qualità dell’aria potrebbe trovarsi sotto terra. È con questa convinzione che il governo australiano avvierà un progetto per lo stoccaggio di anidride carbonica in siti sotterranei che, secondo le previsioni dei ricercatori, dovrebbe assicurare un sensibile abbattimento delle emissioni di gas serra.

Il ministro dell’energia Martin Ferguson ha inaugurato ieri un impianto sperimentale destinato a pompare fino a 100.000 tonnellate di Co2 in un deposito sotterraneo che si trova due chilometri sotto un vecchio giacimento di gas nella città di Warrnambool, a ovest di Melbourne.
Il varo di questo programma pilota è atteso in tutto il mondo, dai governi dei paesi principali responsabili di emissioni inquinanti (Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud) e dalle più importanti compagnie del settore energetico, che si trovano sul posto per partecipare al meeting Asia-Pacifico sul clima e lo sviluppo sostenibile. Grave e significativa è l’assenza della Cina, che ha giustificato con “problemi logistici” la defezione dei suoi funzionari, anche se è forte il sospetto che si tratti di una ripicca per la disputa in corso sul prezzo del carbone tra Pechino e due tra le compagnie coinvolte nell’operazione, la BHP-Billiton e la Rio.

Rivolgendosi ai delegati presenti Ferguson ha sottolineato l’importanza di questo progetto pilota: “Sarà il più grande sistema di stoccaggio e monitoraggio di gas nocivi al mondo”. Il ministro ha proseguito ammettendo che, nonostante la minaccia del cambiamento climatico, il mondo sarà dipendente ancora a lungo dai combustibili fossili e perciò uno dei principali punti dell’agenda di ogni singolo paese dovrà essere l’investimento in tecnologie “pulite”.

Il programma condotto dal consorzio CO2CRC, che include il Governo Federale, sei università e le più importanti compagnie energetiche, prevede la costruzione di impianti in grado di catturare l’anidride carbonica emessa dalle centrali a carbone, incanalarla in tubi tramite i quali il gas, ridotto a forma liquida, raggiungerà siti di stoccaggio sotterranei distanti fino a 120 chilometri dall’origine, possibilmente in mare aperto. Qui le formazioni rocciose dovrebbero agire come grandi spugne e assorbire il fluido nocivo custodendolo per un tempo indefinito.

Questo ambizioso progetto presenta però alcuni punti oscuri. Innanzitutto i rischi per la sicurezza legati ad eventuali perdite. Il responsabile Peter Cook, pur premettendo che “L’area ha custodito per anni Co2 naturalmente, non dovrebbero esserci problemi”, ha precisato che sarà parte integrante del programma un meticoloso controllo della qualità dell’aria e del suolo in prossimità del sito di stoccaggio per i prossimi due anni. Stabilita la sostenibilità ambientale del progetto occorrerà verificare quella economica. Le associazioni ambientaliste sono scettiche e lamentano come il programma abbia assorbito gran parte dei fondi federali (500 milioni di dollari) destinati agli investimenti in fonti alternative come l’energia solare ed eolica. Inoltre il National Generators Forum ha stimato che le infrastrutture necessarie potrebbero costare miliardi di dollari Cook non fa mistero dei costi elevati dell’operazione, ma non vede altre possibilità di scelta: “Saremo condannati a utilizzare i combustibili fossili per almeno altri 50 anni e questo è l’unico modo per ridurre le emissioni di gas nocivi”.

Fonte: ifgonline.it






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Inserito da: Redazione il 03/04/2008

Categorie: Cambiamenti climatici

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