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In progetto la prima centrale solare orbitante

 

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In progetto la prima centrale solare orbitante
 

Uno dei problemi principali del fotovoltaico è costituito dalla scarsa efficienza dovuta all'alternanza giorno-notte e ai fenomeni climatici; la massima resa di questa tecnologia può aversi solo in un luogo costantemente irradiato dai raggi solari. Questo luogo "ideale" sulla Terra non esiste ma è presente a 35 mila chilometri sopra di noi, nell'orbita terrestre.

È qui infatti che le attenzioni degli scienziati si sono concentrate per cercare di realizzare un ambizioso progetto che potrebbe costituire la risposta alle esigenze di energia pulita e rinnovabile per tutto il pianeta.

Il progetto, ambizioso e futuristico ma non irrealizzabile, prevede la creazione di una centrale solare spaziale composta essenzialmente da tre elementi: il collettore solare da mandare in orbita costituito da celle fotovoltaiche montate sul satellite; un'antenna direzionata verso la terra che si servirebbe della tecnologia a microonde che garantisce la minor perdita possibile e un una stazione ricevente sulla Terra.

Dopo anni di sondaggi e studi da parte della Nasa, dell'Esa e delle Agenzie spaziali dei Paesi più industrializzati (tra questi la Ria Novosti russa e la Jaxa giapponese), questo progetto può diventare realtà.

Il governo americano proprio in questi giorni ha chiamato a raccolta una folto numero di studiosi e tecnici per tracciare una strategia che possa essere concretamente adottabile e che possa portare entro il 2015 a creare la prima mini centrale solare spaziale da 5 megawatt.

"Sponsor" dell'iniziativa sarebbe il National Security Space Office (Nsso) presso il Pentagono.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha infatti un ugente bisogno di energia, questo non solo perché è necessaria per rifornire le basi e le truppe sparse per il globo ma anche perché, come afferma il colonnello Michael V. Smith a capo della sezione "Future Concepts" del Nsso: «l'attuale combinazione di risorse scarse e nazioni sempre più affamate di energia potrebbe sfociare in un conflitto tra potenze già nel corso di questo secolo », ed ancora « questa tecnologia ridurrebbe gli interessi americani in aree insabili e la dipendenza da governi ostili, ridefinerebbe le relazioni geopolitiche e rimuoverebbe la competizione energetica come principale motivo di conflitti».

Nella stessa direzione è poi anche il governo giapponese che non solo ha espresso interesse ed apprezzamento verso il progetto americano, ponendo le basi per una eventuale collaborazione, ma ha anche dichiarato tramite Osami Takenouchi, responsabile della divisione spaziale del ministero dell'economia e dell'industria (METI), che entro il 2040 inizierà la costruzione di satelliti capaci di 'inviare' energia sulla Terra.

Progetti questi, importanti che se realizzati presenterebbero vantaggi non solo dal punto di vista politico-economico,(il termine della dipendenza dal petrolio comporterebbe la fine dei conflitti e degli affari legali e non che si realizzano attorno a questa questione), ma anche dal punto di vista ambientale la tecnologia fotovoltaica non richiede né lo smaltimento delle scorie radioattive né comporterebbe l'emissione di CO2 perché non vi è nessun tipo di combustione.

Le perplessità riguardo eventuali effetti collaterali negativi restano comunque perché la sperimentazione è ancora in una fase troppo poco avanzata, non resta altro che attendere l'evolversi del progetto, il primo rapporto è previsto per fine ottobre.

Di Giovanni Arbia
Fonte: agenziaradicale.com

Inserito da: Redazione il 01/10/2007

Categorie: Energia

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