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Inquinamento idrico in Cina
322 milioni di cinesi bevono acqua contaminata
Sono circa 322 milioni i cinesi che bevono acqua contaminata.
Di questi, cinquanta milioni usano abitualmente acqua che contiene alti livelli di fluoro, e quasi tre milioni bevono acqua che contiene alte percentuali di arsenico. Lo rivela Lu Ming, vice presidente della Commissione per gli Affari Rurali dell Assemblea Nazionale del Popolo.
Lu Ming rivela inoltre che per ogni ettaro di terreno vengono utilizzati più di 360 chilogrammi di fertilizzante, più del triplo di quello utilizzato negli Stati Uniti, e 1,6 volte la quantità che viene utilizzata all’interno. Solo il 30% del fertilizzante impiegato è effettivamente utile, contro una percentuale che raggiunge il 60% nei Paesi avanzati. «Le aree rurali stanno affrontando un forte inquinamento delle acque dovuto alla scarsità di consapevolezza del problema e a possibilità ridotte di porvi rimedio». Più di 280 milioni di liquami prodotti ogni anno non viene trattato e finisce nei fiumi direttamente o, semplicemente, si accumula. Oltre nove miliardi di tonnellate di liquami vengono rilasciate ogni anno; tre miliardi di tonnellate provengono dal settore del pollame. La proposta di Lu è quella che l’amministrazione delle acque rurali venga affidata a un ministro che se ne occupi direttamente: «Ci dovrebbe essere spiega Lu - un ministro che prenda in mano la situazione delle risorse acquatiche e abbia un ruolo da supervisore all’interno dell’Amministrazione Statale per la Protezione Ambientale».
L’allarme lanciato dalle autorità cinesi sulla contaminazione delle acque e sull’inquinamento delle campagne rappresenta un rischio anche per l’Italia che ha aumentato del 78 per cento le importazioni di prodotti agroalimentari dalla Cina nel primo trimestre del 2007. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare le rivelazioni di Lu Ming. «Il rischio sanitario per le coltivazioni - sottolinea la Coldiretti - riguarda anche l’Italia considerato che sono cresciute le importazioni dalla Cina di aglio, mele, funghi in scatola, ma soprattutto concentrato di pomodoro con arrivi in aumento del 150 per cento nel primo trimestre e che rappresentano ormai quasi un terzo dell’intera produzione italiana». Di fronte all’estendersi dell’allarme sui rischi dei prodotti cinesi, la Coldiretti chiede che venga esteso anche agli alimenti l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del prodotto applicando le norme contenute nella legge 204 del 2004 per favorire i controlli, permettere il ritiro dal mercato dei prodotti pericolosi e garantire la sicurezza dei cittadini.
Fonte: il tempo.it
Inserito da: Redazione il 26/08/2007
Categorie: Risorse idriche
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