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Istat, aria e rumori e l’Italia peggiora
 

Aria, rumori, rifiuti. L'italia dall'analisi dell'istituto nazionale di statistica esce male. La qualità dell'ambiente è peggiorata. Anche l'Unesco avvisa dal prossimo anno dai siti di interesse mondiali uscirebbero molte nostre rarità.
Insomma non va affatto bene. E non è la solita solfa dell'ambientalista menagramo e pessimista. In pieno agosto, sarà sfuggito ai più, è stato presentato il rapporto dell'Istat sullo stato dell'ambiente nel nostro Paese.

Il quadro è desolante, la qualità peggiora. Gli italiani denunciano per lo più l'aria malata ed i rumori. Le due nefandezze che rendono inaccettabili le nostre città. Se riuscissimo a capire fino in fondo dove ci porta questo tipo di sviluppo, forse ripenseremmo ad un ritorno in campagna per migliorare la nostra qualità della vita e non solo durante le ferie.

Quello dell'aria è un tema avvertito perché incide sulla salute delle persone e soprattutto dei bambini. Ovviamente la fa da padrona l'inquinamento delle acciaierie e delle centrali che bruciano i fossili sporchi come carbone e turbogas, e gli inceneritori di rifiuti e c'è poi il traffico su gomma che brucia il solito carburante. Senza che mai il sistema pensi ad altro. Ma anche il rumore è avvertito perchè determina disturbi uditivi ed anche umorali Sul totale dei Comuni solo poco più della metà ha un impianto di depurazione completo delle acque di scarico dei reflui urbani, vale a dire che mezza Italia ancora inquina mari e fiumi. E per i rifiuti: ogni italiano produce più di mezza tonnellata di rifiuti (540,5kg) di cui appena il 24,3 va nel circuito della raccolta differenziata. Il 30,1 dell'acqua si perde nelle rete idrica mentre la portata dei fiumi diminuisce e si va dal - 40% del Po al - 16% del Tevere.

Un quadro sconfortante che giustifica la crescita di comitati di cittadini un po' dovunque. Del resto è chiaro che, anche grazie all'inquinamento perdiamo pezzi del nostro patrimonio.

Il Prof Giovanni Puglisi, responsabile Italia della Commissione nazionale di valutazione dell'Unesco ha messo in mora l'Italia sul fronte della difesa dell'ambiente e del territorio. Dal 2008 uscirebbero dall'elenco dei 41 siti italiani, le Isole Eolie introdotte nella lista nel 2000 per le cave di pomice e per il maxi porto turistico non contemplato negli accordi UNESCO, il Centro storico di Napoli a causa dell'emergenza rifiuti (nonostante la candidatura ad ospitare il Forum Unisco delle Culture) con la Costiera Amalfitana ove vi sarebbero - secondo la relazione UNESCO - più richieste di condoni degli abitanti residenti, la Val di Noto ove sono state autorizzate le trivelle petrolifere che una recente sentenza del TAR potrebbe consentire di "lasciare la porta aperta", se la Regione Sicilia ne confermasse le decisioni, la Valle dei Templi di Agrigento (sito UNESCO dal 1997), per la realizzazione di un impianto di rigassificazione poco distante.

In forse anche le nuove candidature delle Dolomiti e la Cascata delle Marmore, oggi sfruttata per la produzione di energia elettrica la cui finalità è incompatibile con il protocollo Unesco.

Tutto questo accade ed un Governo serio di un paese serio metterebbe al primo posto i problemi dell'ambiente, ma cosi non pare che sia. Siamo ancora a proclami stereotipati come nenie che si replicano, mentre si curano i contenitori della politica.

Meno male che, soprattutto grazie all'impegno delle Regioni, sono raddoppiate dal 1995 le aree protette. Agli italiani restano solo le bollette da pagare e le tasse. Quelle non mancano mai, come le chiacchiere.

Fonte: agoramagazine.it

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Inserito da: Redazione il 06/09/2007

Categorie: Cambiamenti climatici, Inquinamento acustico ed elettromagnetico, Rifiuti

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