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La sfida dello sviluppo sostenibile
 

Ecco un articolo del ministro degli Esteri britannico sull’ "Action Plan for Sustainable Development" del Foreign Office, presentato a Londra.

Mentre scrivo, oltre sei miliardi di persone condividono i fragili sistemi di sostentamento del nostro unico pianeta. Con un numero sempre maggiore di persone che vive in città, possiamo forse sentirci distanti dalla natura, ma dipendiamo totalmente dai servizi che questa ci offre. È facile dimenticare che la natura ci fornisce il cibo e l’acqua che ci mantengono in vita; il legname, le fibre ed i combustibili per ripararci, vestirci e scaldarci e, alla base di tutto ciò, un clima stabile. Con la crescita della popolazione mondiale e del numero di quanti desiderano possedere più di quello che è semplicemente essenziale per vivere, le nostre risorse naturali - foreste, patrimonio ittico, natura, aria ed acqua pulite, terreni fertili - non saranno più in grado, ad un certo punto, di soddisfare le nostre esigenze. Per questo, la pace e la stabilità mondiali dipendono dalla nostra capacità di trovare nuove vie per realizzare la prosperità economica, assicurando al contempo una gestione delle nostre risorse naturali che permetta a tutti di beneficiarne, oggi e nelle generazioni a venire.
Ciò che la gente vuole e di cui ha bisogno è un mondo che rispetti i sistemi ambientali che sostengono ogni forma di vita, operando nei limiti di questi; che promuova la pace, la giustizia e le libertà civili e che contribuisca ad una qualità della vita più ricca per tutti. Lo sviluppo sostenibile riguarda tutto questo. Sviluppo sostenibile non significa soltanto invertire il processo di degrado ambientale. Né significa soltanto ridurre le disuguaglianze ed elaborare politiche che migliorino la vita e le prospettive dei poveri e degli emarginati.
Io credo che, sopra ogni cosa, significa promuovere la good governance - creando istituzioni trasparenti, responsabili e rappresentative a livello nazionale, regionale ed internazionale, una solida società civile e delle imprese responsabili - per operare uniti a favore di un mondo sostenibile.
Ma se vogliamo realizzare lo sviluppo sostenibile, dobbiamo assumerci la nostra responsabilità, su scala mondiale, relativamente ai cambiamenti climatici. Se non riusciremo a ridurre le emissioni, ci troveremo di fronte alla crescita del livello dei mari, a siccità, alluvioni e carestie. Chiaro che i cambiamenti climatici rappresentano la principale minaccia alla sicurezza ed alla prosperità del globo, indebolendo la nostra capacità di portare a buon compimento gli aspetti che ci stanno a cuore, dalla crescita e la stabilità alla salute, l’eliminazione della povertà e le migrazioni. È per questa ragione che ho inserito la realizzazione della sicurezza climatica fra le priorità internazionali del Regno Unito, ed è per questo che stiamo sviluppando una strategia distinta sui cambiamenti climatici internazionali.
Spostarci verso un’economia globale a basso tenore di carbonio non significa sacrificare la crescita economica né porre un limite alle aspirazioni di paesi ricchi o poveri. La conclusione del Rapporto di Sir Nicholas Stern sull’impatto economico dei cambiamenti climatici porta con sé un messaggio semplice: combattere i cambiamenti climatici non costerà alla Terra, ma costerà alla Terra, letteralmente e finanziariamente, il non farlo. È nell’interesse di tutti noi affrontare uniti questa minaccia. Nel 2005, in veste di ministro per l’Ambiente e gli Affari Alimentari e Rurali, ho diretto il lancio del documento “Securing the Future”(“Garantire il Futuro”), la strategia del governo britannico per lo sviluppo sostenibile. Questa strategia indica in che modo pace e stabilità mondiali siano strettamente legate alla crescita economica e allo sviluppo sociale, nonché alla protezione ed al miglioramento dell’ambiente. A quasi due anni di distanza, la portata e l’urgenza della sfida è più grande che mai. Il degrado ambientale associato alle ingiustizie sociali inasprisce la povertà, può favorire i conflitti e porterà ad uno sviluppo di breve periodo e non sostenibile.
È nostro dovere aiutare i paesi poveri a sfuggire alla povertà estrema, a rendere più equa e sostenibile da un punto di vista ambientale la globalizzazione economica ed anche a prevenire i conflitti che hanno la loro origine nella povertà, nell’ingiustizia e nella cattiva gestione ambientale.
Il Piano d’azione presentato in questi giorni dal Foreign and Commonwealth Office indica la responsabilità che la diplomazia britannica si assume nella risposta alla sfida internazionale dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo fare in modo che le nostre decisioni sugli spostamenti, gli approvvigionamenti e la gestione dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia favoriscano i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile.
Non faccio mistero del fatto che si tratta di una grossa sfida. Ma abbiamo soltanto questo pianeta. E dobbiamo imparare a rispettare i limiti delle sue risorse naturali in modo da poterle gestire ed utilizzare in maniera sostenibile per realizzare gli obiettivi di prosperità e crescita. Questo Piano d’azione è un piccolo passo in questa direzione.

MARGARET BECKETT ministro degli esteri britannico

Fonte: greencrossitalia.it

Inserito da: Redazione il 22/06/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Cambiamenti climatici, Energia, Informazione e partecipazione, Mobilità sostenibile, Rifiuti, Risorse idriche, Sviluppo urbano sostenibile, Turismo sostenibile

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