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Le buste di plastica si avviano all'addio
 

La data fissata per dire addio ai famigerati sacchetti di plastica è quella del 2010, secondo l'emendamento presentato dal presidente della commissione ambiente alla Camera, Ermete Realacci (già segretario di Legambiente). La misura approvata dalla commissione di Montecitorio recepisce una normativa comunitaria (la EN13432) che ritiene indispensabile a partire dal 1° gennaio 2010, la sostituzione degli shopper in polietilene con sacchetti biodegradabili, portatori di un molteplici vantaggi: diminuiscono l'inquinamento ambientale e contribuiscono alla riduzione dei gas a effetto serra, utilizzando per la loro produzione materie prime di origine vegetale, ottenute grazie allo dallo sviluppo di nuovi comparti industriali strettamente collegati alle produzioni agricole locali. Ma in Europa c'è chi ha deciso di precorrere i tempi con una soluzione più radicale, che sta riscuotendo un inaspettato successo: i famigerati ma pratici shoppers sono letteralmente stati banditi dal comune inglese di Modbury, la prima città Plastic bag free, seguita a ruota da altri 50 municipi, in un movimento che si estende dalla Scozia alle Channel Islands e che riesce a persuadere i negozianti, oltre che gli acquirenti, a riporre le merci in borse realizzate con altri metriali. La promotrice del movimento, Rebecca Hosting, aveva già avuto occasione di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, diffondendo un filmato da lei realizzato nell'isola di Maui (Hawai), sugli effetti devastanti che producono i residui plastici sulla fauna del Pacifico. 46.000 pezzi di plastica per ogni miglio quadrato (1852 metri) di superficie marina. Questa ormai è la media dell'inquinamento causato da rifiuti in politilene, calcolato nel giugno 2006 dal Programma ambientale delle Nazioni Unite. Il 90% dei rifiuti che nuotano sulla superficie degli oceani è costituito da plastica. L'iniziativa inglese è interessante, dal momento che in Italia si stima che vengano prodotte circa 200 mila tonnellate di shoppers all'anno, impiegando circa 430 mila tonnellate di petrolio, pari grosso modo al consumo di 160 mila automobili che percorrono 30 mila km all'anno. Last but not least... gli ecologisti hanno calcolato che a distruggersi impiegano ben quattro secoli.

Fonte: telereggiocalabria.it

Inserito da: Redazione il 02/10/2007

Categorie: Rifiuti

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