| |
Marchio ecolabel anche per il turismo subacqueo
La richiesta avanzata al termine del progetto Submed. «Il paradosso di questo sport sta nel fatto che i sub vogliono visitare le zone più belle, ma queste sono proprio le più fragili» spiega Alessio Satta, coordinatore scientifico di Submed.
Il marchio ecolabel anche per il turismo subacqueo, è uno degli obiettivi a cui punta il progetto Submed nella sua sesta fase, per riuscire a certificare in maniera sostenibile un segmento turistico in forte crescita nazionale ed internazionale, ma che necessità di regole chiare e rispettose dell'ambiente.
Submed, che è un progetto cofinanziato dal programma comunitario Interreg II, ha terminato il suo percorso biennale, ma le strategie seminate continuano nelle richieste presentate a livello europeo.
«L'idea di pensare ad un turismo sostenibile nel Mediterraneo - spiega Alessio Satta di Ambiente Italia e coordinatore scientifico di Submed - nasce dalla volontà di coniugare le esigenze di sviluppo economico e sociale con la valorizzazione e conservazione ambientale».
Letteralmente esplosa circa dieci anni fa grazie ad una maggiore rapidità nel conseguire il brevetto per le immersioni, la subacquea è diventato un fenomeno di massa e di mercato, ma la frequenza eccessiva dei sub ha creato un forte impatto per la vita marina. «I danni che provocano le immersioni - continua Satta - sono dovuti alle bolle del respiratore che alterano gli organismi dell'ecosistema marino. Come il corallo, ad esempio, che ha un processo di rinnovamento molto lento. Il paradosso di questo sport sta nel fatto che i sub vogliono visitare le zone più belle, ma queste sono proprio le più fragili».
Una soluzione per evitare di alterare l'ambiente del mare potrebbe essere quella di definire le linee guida per i diving center, limitando il numero dei subacquei oppure utilizzando motori speciali, a basso consumo e con una velocità inferiore rispetto alla media. ''Il nostro progetto non si è fermato solo alla sperimentazione, ma abbiamo anche creato una rete di comunicazione in grado di fornire in internet informazioni che riguardano le zone marine di immersione. Non solo, gli utenti possono trovare una scheda legata ad ogni destinazione che ne illustra la politica ambientale e i dati turistici. Il prossimo traguardo sarà ottenere il marchio Ecolabel per tutti i diving, il riconoscimento cioè che si da ai centri convenzionati che rispettano l'ambiente», conclude Alessio Satta.
Submed conta quattro partner principali: la Regione Ligura come capofila, con le aree marine protette delle Cinque terre e di Portofino, il Parco dell'Asinara, la Toulon Provence Mediterranée e la regione dell'Algarve.
La richiesta avanzata al termine del progetto Submed. «Il paradosso di questo sport sta nel fatto che i sub vogliono visitare le zone più belle, ma queste sono proprio le più fragili» spiega Alessio Satta, coordinatore scientifico di Submed
Il marchio ecolabel anche per il turismo subacqueo, è uno degli obiettivi a cui punta il progetto Submed nella sua sesta fase, per riuscire a certificare in maniera sostenibile un segmento turistico in forte crescita nazionale ed internazionale, ma che necessità di regole chiare e rispettose dell'ambiente.
Submed, che è un progetto cofinanziato dal programma comunitario Interreg II, ha terminato il suo percorso biennale, ma le strategie seminate continuano nelle richieste presentate a livello europeo.
«L'idea di pensare ad un turismo sostenibile nel Mediterraneo - spiega Alessio Satta di Ambiente Italia e coordinatore scientifico di Submed - nasce dalla volontà di coniugare le esigenze di sviluppo economico e sociale con la valorizzazione e conservazione ambientale».
Letteralmente esplosa circa dieci anni fa grazie ad una maggiore rapidità nel conseguire il brevetto per le immersioni, la subacquea è diventato un fenomeno di massa e di mercato, ma la frequenza eccessiva dei sub ha creato un forte impatto per la vita marina. «I danni che provocano le immersioni - continua Satta - sono dovuti alle bolle del respiratore che alterano gli organismi dell'ecosistema marino. Come il corallo, ad esempio, che ha un processo di rinnovamento molto lento. Il paradosso di questo sport sta nel fatto che i sub vogliono visitare le zone più belle, ma queste sono proprio le più fragili».
Una soluzione per evitare di alterare l'ambiente del mare potrebbe essere quella di definire le linee guida per i diving center, limitando il numero dei subacquei oppure utilizzando motori speciali, a basso consumo e con una velocità inferiore rispetto alla media. ''Il nostro progetto non si è fermato solo alla sperimentazione, ma abbiamo anche creato una rete di comunicazione in grado di fornire in internet informazioni che riguardano le zone marine di immersione. Non solo, gli utenti possono trovare una scheda legata ad ogni destinazione che ne illustra la politica ambientale e i dati turistici. Il prossimo traguardo sarà ottenere il marchio Ecolabel per tutti i diving, il riconoscimento cioè che si da ai centri convenzionati che rispettano l'ambiente», conclude Alessio Satta.
Submed conta quattro partner principali: la Regione Ligura come capofila, con le aree marine protette delle Cinque terre e di Portofino, il Parco dell'Asinara, la Toulon Provence Mediterranée e la regione dell'Algarve.
Fonte: ecolabel.it
Inserito da: Redazione il 05/07/2007
Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Turismo sostenibile
 |