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Porto di Livorno, 12000 mq di fotovoltaico
 

Anche il porto di Livorno si sta attrezzando per investire nelle energie rinnovabili. Alcuni progetti sono già in fase avanzata e i lavori sono imminenti, mentre altri sono ancora nella fase di studio della fattibilità. «Rispetto al breve periodo abbiamo intenzione di sfruttare l’energia fotovoltaica – spiega il presidente della compagnia portuale Enzo Raugei (Nella foto) - entro quest’anno costruiremo due nuovi magazzini e per entrambi è prevista la copertura del tetto con un parco fotovoltaico di ultima generazione».

Il primo magazzino è quello frigorifero, che sfrutterà 5-6mila metri quadri di pannelli solari fotovoltaici per coprire il picco di consumi estivo, mentre il secondo magazzino, destinato ai prodotti forestali, sarà realizzato alla radice della calata Alto fondale e anche in questo caso il parco sarà di circa 6mila metri quadri.
«Per questo secondo intervento – prosegue Raugei - l’obiettivo è di rendere autosufficiente l’intero magazzino che sarà dotato anche di un carroponte, ma anche di coprire il fabbisogno del piazzale esterno. Complessivamente l’investimento previsto per i due impianti fotovoltaici è di circa 2 milioni di euro».

La Compagnia portuale guarda con interesse anche alle biomasse, e sta valutando la fattibilità di una centrale da un minimo di 22 megawatt a un massimo di 50.
«Siamo ancora in una fase iniziale di valutazione – spiega Raugei – ma l’idea è quella di verificare la possibilità di inserirla in un contesto industriale, che preveda diverse funzioni tra cui per esempio quella dell’energia termica gratuita per gli enti pubblici. Ma l’investimento è molto corposo, siamo sui 50 milioni di euro e quindi è bene valutare tutte le condizioni».

Da valutare ci sarebbe anche il piano energetico regionale la cui bozza è in fase di discussione e che specifica chiaramente che «la Regione ritiene opportuno solo l’utilizzo di risorse provenienti da un bacino di approvvigionamento strettamente connesso al luogo di utilizzo della biomassa. Un esempio in netto contrasto con i principi sopra esposti è rappresentato dall’utilizzo a scopo energetico dell’olio di palma che risulta essere assolutamente incompatibile con gli obiettivi della Regione. (…) Infatti per assicurare la sostenibilità ambientale ed economica degli impianti a biomasse è necessario sviluppare filiere corte che comportino minor consumo di energia nelle fasi di trasporto del biocombustibile».

Del resto anche nel collegato alla finanziaria 2008 per aver diritto a una serie di incentivi per le rinnovabili, biomasse e biogas devono essere «ottenuti nell’ambito di accordi di filiera anche mediante sottoscrizioni di contratti quadro, di cui agli articoli 9 e 10, dlgs n. 102/2005, in un raggio di 70 chilometri dall’impianto centrale di produzione».

La risposta del presidente della Compagnia portuale di Livorno è però emblematica della necessità di regole chiare da parte della politica, e ricorda quello che è avvenuto pochi mesi fa a Piombino con l’autorizzazione in base a una determina dirigenziale da parte della Provincia, a realizzare la centrale di Montegemoli che sarà alimentata con oli vegetali provenienti dall’Indonesia o dal Sudamerica, dove spesso le foreste vengono abbattute per far posto proprio alle piantagioni di palma: «La priorità è la filiera corta - afferma Raugei - ma non credo che ci sarà materiale sufficiente per cui probabilmente dovremo ricorrere alle importazioni dall’estero. Del resto il Pier è un piano di indirizzi che seppur politicamente importante non è una legge. Io mi auguro che non escluda la possibilità delle importazioni dall’estero».

Fonte: greenreport.it






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Inserito da: Redazione il 11/02/2008

Categorie: Cambiamenti climatici, Energia

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