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Rapporto Rifiuti APAT 2007
Cresce del 2,7% la produzione di rifiuti urbani
Raccolta differenziata al 25,8%
Nel 2006 la produzione di rifiuti urbani in Italia è aumentata, rispetto all’anno precedente, del 2,7%, attestandosi a 32,5 milioni di tonnellate. A differenza degli anni precedenti, l’aumento più consistente si osserva al nord Italia, la cui produzione cresce del 3% circa, a fronte dei quasi 2,9 punti percentuali al Sud e dell’1,8% osservato al Centro.
I valori di produzione pro capite portano invece al primo posto il Centro Italia, con 638 kg di rifiuti per abitante per anno, contro i 509 kg del Sud e i 544 kg del Nord.
La Toscana è la Regione con la produzione più alta (700 kg pro capite), seguita da Emilia Romagna (677 kg), Umbria (661 kg) e Lazio (611 kg); in coda alla classifica, la Basilicata, con 401 kg pro capite, il Molise (405 kg), la Calabria (476 kg), il Friuli Venezia Giulia (492 kg) e il Trentino Alto Adige (495 kg).
Questi dati, emersi dal Rapporto Rifiuti APAT 2007, sono stati definiti allarmanti dallo stesso Presidente dell’Agenzia, Giancarlo Viglione, soprattutto se correlati con altri indicatori economici. "Il Pil - ha spiegato - dal 2003 al 2006 è cresciuto del 3,1%, i consumi degli italiani dell'1,9%, contro un aumento della produzione di rifiuti nello stesso arco di tempo dell'8%. Noi produciamo rifiuti 5 punti in più rispetto all'aumento dei consumi".
Buone notizie invece riguardo la diffusione della raccolta differenziata.
A livello nazionale si registra infatti una percentuale del 25,8% della produzione totale dei rifiuti urbani, contro il 24,2% rilevato nel 2005.
Anche in questo caso i dati non sono omogenei in tutto il territorio nazionale. È il Trentino Alto Adige la regione con una maggiore percentuale di differenziata (49,1%), seguita da Veneto (48,7%), Lombardia (43,6%) e Piemonte (40,8%). Fanalini di coda il Molise, con una percentuale di raccolta del 5%, la Sicilia (6,6%) e la Basilicata (7,8%).
Tra le città, al primo posto troviamo Reggio Emilia con il 46,8%; seguono Padova (38,9%), Torino (35,3%), Brescia (35,8%) e Ravenna (33,3%). Il Messina,con solo l'1,9% di raccolta differenziata, si colloca all'ultimo posto della classifica insieme a Catania (6,3%) e Taranto (6,6%).
"Sono convinto - ha commentato Viglione - che non si nasca con il gene della raccolta differenziata. Al nord i bambini non nascono con il gene della raccolta differenziata. Il dato rende evidente che qualche sforzo in questo senso va fatto!".
"Nell'ambito della raccolta differenziata - ha detto ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - la raccolta dell'organico rimane ancora bassa, anche al Nord" mentre "la capacità di togliere l'umido è la vera sfida strategica, visto che sono questi rifiuti poi a creare problemi".
In crescita anche la produzione di rifiuti speciali, tra i quali, in particolare, sono aumentati i rifiuti pericolosi mentre sono diminuiti quelli non pericolosi: 55,6 tonnelate i non pericolosi, 5,9 milioni quelli pericolosi e 46 milioni derivanti da attività di costruzione e demolizione per un totale di oltre 107 milioni.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, la discarica si conferma la modalità di smaltimento dei rifiuti urbani più diffusa. Nell’anno 2006, il ricorso alla discarica mostra ancora una riduzione rispetto al 2005, (0,7 punti percentuali in meno) pur facendo registrare, in termini quantitativi, un incremento rispetto allo stesso anno (+300 mila tonnellate di rifiuti, pari ad un incremento percentuale dell’1,7%).
Si conferma il divario tra centro-sud e nord del Paese emerso nelle passate edizioni del Rapporto Rifiuti APAT. Sicilia, Molise e Puglia, registrano un ricorso elevatissimo allo smaltimento in discarica (94%, 93% e 91%). Non distante il Lazio, con oltre 2,8 milioni di tonnellate smaltite e una percentuale pari all’85% di quanto prodotto.
Il ricorso alle altre forme di gestione si mantiene stabile: l’incenerimento registra una diminuzione dello 0,1%, mentre il trattamento meccanico biologico ed il compostaggio da matrici selezionate aumentano, rispettivamente, dello 0,6% e dello 0,2%.
Secondo Pecoraio Scanio "in Italia impianti per il ciclo dei rifiuti esistono, ma vengono sottoutilizzati". "Ad esempio - ha spiegato il Ministro - gli impianti di compostaggio che potrebbero trattare 6 milioni di tonnellate di umido li utilizziamo per meno della metà". Stesso discorso per gli inceneritori, la cui capacità "é superiore all'impiego che ne viene fatto".
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La stampa di documenti cartacei ha un costo elevato per l'ambiente: per produrre una tonnellata di carta occorrono 15 alberi, 450.000 litri d'acqua e 7.500 kwh di energia elettrica.
Inserito da: Redazione il 08/02/2008
Categorie: Rifiuti
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