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Rumore, balene in fuga dal Mar Ligure
 

Balenottere in fuga dal Mar Ligure a causa del rumore dei lavori in corso.
Uno studio dell'Icram ha dimostrato il nesso tra l'inquinamento acustico e la scomparsa dei cetacei. I risultati alla conferenza danese sugli "Effetti del rumore subacqueo sugli organismi marini"


Il troppo rumore in mare fa fuggire le balene. Gli esemplari che solitamente si facevano vedere nel Mar Ligure sono spariti da queste acque, come è avvenuto nell'estate del 2002, quando sono scomparse per il frastuono provocato dai lavori che si svolgevano a diversi chilometri di distanza. Ora il nesso tra inquinamento acustico e fuga dei cetacei ha trovato una dimostrazione in uno studio dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram).

Secondo le indagini dell'Icram è dimostrato "in maniera inequivocabile l'esistenza di un nesso diretto tra l'assenza della balenottera nel Mar Ligure durante tutta l'estate del 2002 con l'incessante attività costruttiva che si è avuta in quel periodo sulla costa". Lavori in corso addirittura a oltre 200 chilometri di distanza, vicino Saint Tropez. Un dato significativo, tanto che lo studio verrà presentato alla prima conferenza internazionale sugli "Effetti del rumore subacqueo sugli organismi marini", al via a Nyborg, in Danimarca, da oggi fino al 17 agosto.

Dunque un'altra minaccia alla sopravvivenza dei giganti del nostro mare si aggiunge alle altre: dopo le collisioni con le navi, le catture accidentali e l'inquinamento chimico, bisogna considerare anche l'inquinamento acustico. "Per la prima volta viene collegata al troppo rumore la sparizione di questo animale in un'area di bacino così ampia" spiega Fabrizio Borsani, ricercatore dell'Icram, coautore dello studio.

Per arrivare a queste conclusioni, prosegue, "è bastato ascoltare con attenzione le registrazioni sonore a livello sottomarino - racconta Borsani - e associarle a un evento specifico che non era presente nei 10 anni precedenti o nei cinque successivi. Il tutto grazie a un progetto di ricerca durato dal '98 al 2002 per misurare l'inquinamento acustico, finanziato dal ministero dell'Ambiente".

Insomma, invece del canto dei grandi cetacei, il suono percepito dai ricercatori era più simile a quello di un martello pneumatico. "Ho anche comparato i miei dati al numero di avvistamenti degli operatori turistici del settore, quello del whale watching - afferma Borsani - che hanno segnalato un numero di balene ridotto al lumicino".

In particolare, quello che ha maggiormente colpito gli studiosi "è che l'infissione dei pali, frequentemente usati per la costruzione di terrapieni artificiali in mare o per la posa di piloni, sia avvenuta in vari cantieri fra Saint Tropez e le isole di Hyeres. Il rumore intenso - afferma il ricercatore dell'Icram - è stato rilevato a oltre 200 chilometri di distanza".

Rumore che "di fatto - continua Borsani - ha provocato la fuga delle balenottere comuni che d'estate normalmente registrano il periodo di picco di presenze, fra metà maggio e fine luglio, per via della quantità di cibo". Un nesso, quello fra rumore e presenza delle balene, evidente anche dal fatto che "appena una settimana dopo la sospensione del martello pneumatico, si è ripreso a sentire qualche canto".

Da fine agosto a inizio aprile è il periodo riproduttivo per i grandi cetacei, spiega il ricercatore Icram, e i maschi cantano a squarciagola per gli accoppiamenti. Motivo per cui il rischio inquinamento acustico non dovrebbe essere sottovalutato in estate e in inverno: "Se d'estate le balene non mangiano per i lavori in corso e d'inverno non si riproducono a causa delle esplorazioni del sottosuolo - conclude Borsani - nel giro di due anni potrebbe sparire questa popolazione del Mediterraneo centrale".

Fonte: repubblica.it

Inserito da: Redazione il 14/08/2007

Categorie: Inquinamento acustico ed elettromagnetico

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