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Spiagge a rischio estinzione
 

Oltre un terzo delle spiagge italiane è a rischio estinzione, porti e città costiere rischiano di essere sommerse dall’avanzata del mare, e gli habitat dei litorali rischiano di essere distrutti. Non è la trama di un film catastrofico, ma la realtà che è emersa dal convegno di Palermo su “Cambiamenti climatici e ambiente marino-costiero: scenari futuri per un programma nazionale di adattamento”, secondo workshop di preparazione alla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a settembre. Un appuntamento che arriva a tredici anni di distanza dal precedente, nel momento in cui il peso del cambio di clima si avverte ogni giorno di più, come capita per i problemi che affliggono le spiagge del Belpaese. Un chilometro di bagnasciuga su tre è quindi a rischio, vale a dire 1.500 sugli oltre 4mila totali (8mila se si considerano anche quelle che non sono coste basse), e in futuro la linea dei litorali potrebbe arretrare ulteriormente: per migliorare la situazione occorrerebbero interventi di rinascimento, il cui costo è stato calcolato tra un miliardo e mezzo e due miliardi di euro. Una spesa che lieviterà del 30-40% entro fine secolo se, come dicono le previsioni, il livello del mare si alzasse di 30 centimetri; interventi che quindi potrebbero risultare insostenibili, dal punto di vista economico, tanto è vero che in alcuni casi le amministrazioni locali hanno già rinunciato.

Bisogna quindi elaborare nuove soluzioni, come ha detto in Sicilia Roberto Caracciolo, direttore del Dipartimento stato dell’ambiente e metrologia ambientale dell’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici che ha organizzato il convegno, aggiungendo che le «strategie di mitigazione» hanno prodotto «scarsi risultati». Per Caracciolo è necessario cercare soluzioni che permettano alla società di convivere «con l’ambiente futuro, che sarà comunque modificato», quindi non si può bloccare il processo ma prevederne gli sviluppi futuri ed agire di conseguenza, vale a dire «immaginare una programmazione territoriale basata su elementi proiettati nel futuro». Il coordinatore della Conferenza sul clima, Vincenzo Ferrara, ha invece esaminato le ragioni dell’erosione costiera, legata «al livello delle maree» ma anche al fatto che «i fiumi portano meno sedimenti» e bisogna considerare «i movimenti geologici», per cui sarà la conferenza a dover stabilire «le misure di riduzione della vulnerabilità e le azioni di adattamento che vanno intraprese». Il workshop è entrato anche nello specifico della Sicilia, una delle Regioni più a rischio da questo punto di vista, e i rappresentanti della Regione, pur ammettendo che è necessario adottare un’«adeguata politica regionale» oggi ancora lontana, hanno rivendicato l’impegno delle istituzioni locali per la tutela delle spiagge. Giovanni Arnone, del Servizio assetto del territorio e difesa del suolo dell’assessorato all’Ambiente, ha ricordato la spesa di un milione di euro per intervenire sulla difesa costiera, in «modo particolare lungo il litorale di Messina». Arnone ha aggiunto che un chilometro di barriere per difendere il litorale costa «tra i 6 e i 7 milioni di euro», e per questo è difficile intervenire in maniera più incisiva ma sarebbe necessario, visto che a Palermo, anche recentemente, il mare si è alzato di mezzo millimetro. Oltre 105 chilometri di spiagge siciliane poi presentano «situazioni molto gravi» dal punto di vista dell’erosione, e negli ultimi 30 anni, in media, 60 metri di costa sono stati divorati dal mare, con vaste aree in cui è già scomparso il 20% del bagnasciuga.

Fonte: ilmeridiano.it

Inserito da: Redazione il 10/07/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali, Cambiamenti climatici

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