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Rete Natura, 3000 siti da tutelare
 

Dalle aree colpite in questi giorni dagli incendi sul Gargano, in Puglia, alle isole Eolie in Sicilia, all'Asinara in Sardegna, al Massiccio del Pollino in Basilicata, alle Dolomiti, al Delta del Po, alla valle del Tevere: dopo 20 anni di attesa sta per partire in Italia la Rete Natura 2000, il network che salva il primato della biodiversità made in Italy.


La mappa del filo verde che collega la Penisola con l'elenco ufficiale dei siti della Rete Natura è contenuta in un decreto del ministero dell'Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 27 luglio scorso. Per attuare il network della natura si attende ora il decreto che detta i criteri di tutela dei siti individuati. Decreto che è al rush finale e per il quale le associazioni sollecitano una immediata emanazione per fermare i tentativi di stop da parte del mondo venatorio. In particolare sono 2.870 i siti, pari a circa 8 milioni di ettari, il 27% del territorio nazionale, che entrano a pieno titolo nella Rete Natura 2000, al rete europea per la conservazione degli habitat e delle specie.


Si tratta di Zone a protezione speciale (Zps, per la conservazione delle specie di uccelli), 590 quelle in elenco, e Siti di importanza comunitaria (Sic, che riguardano la conservazione di siti, ambienti naturali, specie animali e vegetali) che sono 2.280. Per quanto riguarda la classifica regionale, in testa la Lombardia con 259 aree tra Zps (66) e Sic (193) seguita da Sicilia con un totale di 246 aree (29 Zps e 217 Sic) e dal Trentino Alto Adige con 228 aree (36 Zps e 192 Sic). Nella lista anche molti territori che in questi giorni sono stati divorati dalle fiamme. La Puglia nella classifica regionale è al 10/o posto con 87 aree in tutto. Dieci le Zone di protezione speciale molte delle quali ricadono nella zona del Gargano. Per tutti questi siti si attende ora il decreto ministeriale che detta i criteri di conservazione.


Criteri che riguardano attività che ricadono su queste aree, come la caccia. Per esempio l'attività venatoria si potrà continuare a fare anche in queste zone ma seguendo alcune regole. In tal senso l' articolo 5 del decreto prevede il divieto per le Zone a protezione speciale (le Zps realizzate nel rispetto della direttiva Uccelli) di pre apertura della caccia, a eccezione di quella di selezione agli ungulati, ma anche lo stop ai pallini di piombo all'interno delle zone umide a partire dalla stagione venatoria 2008-2009.


Off limits nelle Zone a protezione speciale anche la realizzazione di nuove discariche o l'ampliamento di quelle esistenti, i nuovi impianti eolici fatti salvi quelli già autorizzati, i nuovi impianti di risalita a fune e a nuove piste da sci, fatti salvi quelli autorizzati. No all'apertura di nuove cave e all'ampliamento di quelle esistenti e divieto di bruciare le stoppie e le paglie nonché la vegetazione presente al termine dei cicli produttivi. Per le Zps prevista l'attività di repressione del bracconaggio, la rimozione dei cavi sospesi di impianti di risalita e di elettrodotti dismessi; informazione e sensibilizzazione al pubblico; agricoltura biologica; ripristino degli habitat. Sempre per le aree a protezione speciale, inoltre, all'articolo 3 il decreto prevede 13 tipologie ambientali, dagli ambienti aperti e forestali alpini a quelli misti mediterranei, alle zone umide, alle risaie, ai corridoi di migrazione agli ambienti steppici.


Per questi ultimi in particolare il decreto detta le regole di irrigazione per non perdere le steppe italiane, habitat della gallina prataiola. Le regole specifiche ambiente per ambiente vengono dettate all'articolo 6 del provvedimento, mentre le norme generali sulla Rete Natura si trovano all'articolo 1. L'articolo 2 si concentra sui siti di importanza comunitaria, Sic che riguardano la conservazione di siti e ambienti naturali.


Fonte: ansa.it

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Inserito da: Redazione il 30/07/2007

Categorie: Aree verdi e sistemi naturali

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