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Turismo sostenibile e abitudini
 

Come si comporta il turista italiano? ecco le sue abitudini, a volte poco sostenibili. E una meta molto gettonata: Cuba.

Viaggiare vuol dire prima di tutto trasportare nel mondo se stessi e le proprie abitudini; per evitare il rischio che queste nostre usanze, consolidate da anni di sana consuetudine, possano diventare un limite al nostro inserimento nel mondo globalizzato, è importante gestirci secondo i criteri del turismo sostenibile.
Ognuno di noi vive l'ambiente circostante in un determinato modo. Il turista italiano nel mondo, per esempio, è sicuramente riconoscibile; non è certo impresa complicata riassumere quelli che sono i caratteri distinguibili dell'italiano in vacanza. Difatti determinati indizi aiutano ad individuarlo con estrema precisione:
- ha gusto nel vestire anche in spiaggia, è attento ai particolari estetici, all'abbinamento dei colori e allo sfoltimento della peluria (parlando ovviamente degli uomini, essendo abitudine già consolidata per le donne). E per quanto riguarda le scarpe, sono bandite, al contrario dei nostri cugini tedeschi, sandali e calze bianche coordinate (non c'è che dire... un vero orrore!). Piuttosto infradito all'ultima moda abbinati a sapienti pinocchietti in lino bianco
- non parla, urla! Deve condividere i suoi pensieri con il resto del mondo, quindi nei locali notturni è sicuramente, insieme agli spagnoli, il più vivace della compagnia, almeno dal punto di vista dialettico
- non è troppo orgoglioso, infatti non programma a tavolino i suoi itinerari turistici e, una volta perso, eccolo umiliarsi nel tentativo di esprimersi in Inglese, lingua mai riuscita ad apprendere come si deve. La cartina poi la porta sempre insieme, ma quasi mai la consulta davvero o prima di muoversi per una meta - spende generosamente nei negozi di souvenir locali, ma per le mance ha ancora problemi: non riesce ad afferrare il concetto di pagare un extra per un servizio che gli è dovuto. Al contrario dei meridionali, invece, abituati «ad offrire il caffè al maestro» di turno che si è gentilmente «offerto» di guardarci la macchina appena parcheggiata
- è selettivo nel mangiare (e come potrebbe essere diversamente), infatti non lo si inganna facilmente sulla qualità dei prodotti alimentari offerti dalle strutture alberghiere e non viaggia per mangiare; nelle file per pranzi e cene è il più rispettoso delle attese e il meno bulimico
- è poco curioso della cultura autoctona e poco incline anche alle sperimentazioni culinarie dall'alto del suo meritato primato alimentare
- è gioviale, sgargiante e brillante come da tradizione con le autoctone che, invece, gli suggeriscono tanta curiosità e pensieri non troppo romantici...

Ovviamente il viaggiatore italiano ha, come da copione, mete turistiche privilegiate che nell'arco della sua vita spesso si ripetono, soprattutto per colui che più si rispecchia in questi luoghi comuni supportati, comunque, da dati statistici. Cuba, ad esempio, rientra nella vacanza dell'italiano attento al lato più frivolo delle proprie ferie: Caraibi, sabbia finissima, salsa, merengue e bachata a volontà, donne disponibili allo scambio interculturale tra i popoli; o almeno è ciò che questa tipologia di italiano crede di trovare, in base ai racconti da bar degli amici che si vantano di esserci già stati.
Solo che la realtà di Cuba è ben più complessa e sfaccettata e quindi ben più interessante e ricca di potenzialità per il turista attento al vero volto di questa Repubblica, uno degli ultimi baluardi del comunismo nel mondo.

Fonte: vglobale.it

Inserito da: Redazione il 10/07/2007

Categorie: Turismo sostenibile

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