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La storia dell’uomo è stata sempre caratterizzata da danni e
catastrofi ambientali ed ecologiche. Negli ultimi sessant’anni, però, la
pressione nei confronti dell’ambiente ha raggiunto un’intensità e una diffusione
mai viste in passato, tanto da generare preoccupazioni riguardo possibili
situazioni irreversibili nella disponibilità di risorse naturali.
Di fronte a questa situazione, negli anni 80 si è iniziato a discutere sulla
necessità di indirizzare la società verso nuovi percorsi di sviluppo, non più
finalizzati alla crescita economica ad ogni costo, ma capaci di farsi carico
dell’esigenza di tutelare l’ambiente.
Nel rapporto “Our Common Future” del 1987, è stata indicata per la società una
nuova direzione da seguire: lo sviluppo sostenibile, ossia uno sviluppo che
soddisfa i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle
generazioni future di soddisfare i propri.
Raggiungere uno Sviluppo sostenibile significa pervenire ad un equilibrio tra
gli aspetti economici, ambientali e sociali della società.
Questo principio è stato riconosciuto a livello internazionale nella Conferenza
delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro (1992) ed inseguito
è stato più volte ribadito come impegno strategico per tutti i governi del
mondo.
Anche l’Unione europea ha fatto della sostenibilità la parola chiave delle sue
politiche. Il Trattato di Maastricht pone l’obbligo per gli SM di integrare la
preoccupazione ambientale in tutti i propri atti decisionali. Questo significa
che la tutela dell’ambiente deve essere considerata come un criterio generale
della politica e dell’economia.
Per concretizzare questa idea di sviluppo sono stati introdotti diversi
strumenti:
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